Ogni anno, miliardi di animali da allevamento vengono trasportati su camion, navi e aerei prima di raggiungere i macelli. Per la maggior parte dei consumatori, questo viaggio rimane quasi invisibile. Avviene sulle autostrade, nei porti e dietro le porte chiuse dei mezzi di trasporto, lontano dagli occhi del pubblico. Quando si parla di benessere animale, l’attenzione si concentra spesso direttamente sul macello, mentre il viaggio che lo precede viene in gran parte ignorato: un anello nascosto della filiera alimentare tra l’allevamento” e la “tavola”.
Per gli animali, però, questo viaggio è molto più di una semplice fase logistica. Può rappresentare una delle esperienze più dure della loro vita, sia dal punto di vista fisico che psicologico. I trasporti su lunghe distanze li espongono a sovraffollamento, temperature estreme, disidratazione, stanchezza, ferite, fame, sete e paura. Confinati in ambienti sconosciuti, circondati da altri animali con cui non hanno familiarità e sottoposti a rumori, vibrazioni e manipolazioni brusche, possono sopportare ore — o persino giorni — di forte stress prima di raggiungere la loro destinazione. Molti di loro non sono mai stati prima su un veicolo in movimento e il solo fatto di trovarsi in un ambiente completamente nuovo può provocare paura e forte disagio. La ricerca scientifica ha più volte individuato nel trasporto stesso un serio problema per il benessere animale, evidenziando come molti di questi fattori di stress siano presenti anche quando i viaggi rispettano i requisiti previsti dalla legge. Rispettare i requisiti minimi di legge, infatti, non significa necessariamente soddisfare i reali bisogni di un animale.
Poiché la maggior parte delle persone non vede mai ciò che accade tra l’allevamento e il macello, la sofferenza provocata dal trasporto riceve spesso molta meno attenzione rispetto a ciò che avviene alla fine della vita dell’animale. Eppure, il trasporto non è qualcosa di separato dalla sua destinazione finale: fa parte dello stesso processo. Molto prima di raggiungere il macello, molti animali hanno già sperimentato paura, sfinimento, confinamento, disidratazione o stress da caldo. Il benessere animale non riguarda soltanto gli ultimi momenti della vita di un animale, ma ogni fase del percorso che conduce a quel momento, compresa quella sulla quale raramente ci soffermiamo.
Questo solleva una domanda importante: se la sofferenza è una componente inevitabile del trasporto di animali vivi, possiamo ancora considerare questa pratica giustificabile?
La scienza delinea un quadro preoccupante
Un numero crescente di studi scientifici dimostra che il trasporto di animali vivi non è semplicemente una fase logistica della filiera alimentare: rappresenta di per sé una seria criticità per il benessere animale. Uno studio del 2024, sottoposto a revisione paritaria e pubblicato sul Royal Society Open Science, ha analizzato se le attuali normative sul trasporto in cinque tra le principali aree di produzione zootecnica — Australia, Canada, Nuova Zelanda, Unione Europea e Stati Uniti — garantiscano una protezione adeguata agli animali. I ricercatori hanno esaminato le più recenti evidenze scientifiche sul trasporto degli animali, confrontandole con le normative giuridicamente vincolanti in vigore in queste aree.
Lo studio ha individuato quattro principali fattori di rischio che incidono costantemente sul benessere degli animali durante il trasporto: l’idoneità al trasporto, la durata del viaggio, le condizioni climatiche e lo spazio disponibile. Ognuno di questi fattori può aumentare in modo significativo lo stress fisico e psicologico. Gli animali già feriti o malati, molto giovani, in gravidanza o comunque particolarmente vulnerabili possono soffrire ancora di più durante il trasporto. I viaggi più lunghi possono comportare periodi prolungati senza un accesso adeguato a cibo, acqua o riposo, mentre il sovraffollamento e lo spazio limitato possono impedire agli animali di assumere posizioni confortevoli, aumentando il rischio di lesioni e sfinimento.
I ricercatori hanno rilevato che, nonostante l’esistenza di leggi volte a proteggere gli animali, le normative di tutte e cinque le aree analizzate spesso non riescono a garantire standard di benessere adeguati. Molte disposizioni sono state considerate troppo vaghe, incoerenti o non sufficientemente in linea con le attuali conoscenze scientifiche. Ad esempio, i limiti massimi alla durata dei viaggi, le soglie di temperatura, i requisiti di ventilazione e lo spazio minimo previsto consentono spesso condizioni che la ricerca scientifica ha associato a un aumento dello stress, della disidratazione, delle lesioni e della mortalità.
Lo studio ha inoltre evidenziato che il rispetto delle normative non significa necessariamente che gli animali siano protetti dalla sofferenza. In molti casi, i requisiti di legge rappresentano standard minimi, piuttosto che condizioni in grado di garantire un reale stato di benessere. Un animale può essere trasportato nel pieno rispetto della legge e, allo stesso tempo, provare paura, disagio, sfinimento o forte stress.
Questi risultati rafforzano una preoccupazione più ampia condivisa dagli studiosi del benessere animale: il trasporto è esso stesso una fonte di sofferenza, e non semplicemente un passaggio neutro tra l’allevamento e il macello. Migliorare le condizioni richiede non solo normative più rigorose, ma anche una riflessione sul modo in cui gli animali vengono trasportati su lunghe distanze e, soprattutto, sulle ragioni per cui ciò avviene.
Le organizzazioni internazionali lanciano l’allarme
Le preoccupazioni legate al trasporto di animali vivi vanno ben oltre le organizzazioni impegnate nella difesa degli animali. Nel gennaio 2026, la World Organisation for Animal Health (WOAH) ha ribadito l’urgente necessità di rafforzare la tutela del benessere animale in ogni fase del trasporto, sottolineando che lo spostamento di animali vivi via terra, mare o aria continua a essere una parte essenziale del commercio globale e della produzione alimentare, ma comporta rischi significativi per il loro benessere se non viene gestito adeguatamente. Secondo la WOAH, proteggere gli animali durante il trasporto non è facoltativo: è una responsabilità condivisa che coinvolge proprietari degli animali, aziende di trasporto, veterinari, autorità pubbliche e tutti gli altri soggetti coinvolti nella filiera.
L’organizzazione ha avvertito che le condizioni di benessere possono deteriorarsi rapidamente quando si verificano eventi imprevisti. Certificati sanitari mancanti o incompleti, ritardi doganali, controversie commerciali, guasti alle attrezzature e altri problemi logistici possono lasciare gli animali bloccati per lunghi periodi in condizioni di forte stress. Quello che per le persone può sembrare un semplice inconveniente amministrativo può tradursi, per gli animali confinati all’interno dei mezzi di trasporto, in fame e sete prolungate, disidratazione, sfinimento, sovraffollamento o esposizione a temperature estreme. Situazioni come queste mostrano quanto gli animali vivi siano vulnerabili a imprevisti e interruzioni che avrebbero conseguenze ben diverse se il carico trasportato fosse costituito da merci inanimate.
Per affrontare questi rischi, la WOAH ha sottolineato che tutelare il benessere animale richiede molto più del semplice trasferimento degli animali da un luogo all’altro. L’organizzazione ha chiesto normative basate su evidenze scientifiche e accompagnate da controlli efficaci, una chiara definizione delle responsabilità di tutti i soggetti coinvolti nel viaggio, una migliore formazione del personale addetto al trasporto e dei servizi veterinari, infrastrutture moderne e tecnologie di monitoraggio, oltre a un maggiore coordinamento tra tutte le parti responsabili della cura degli animali. La WOAH ha inoltre sottolineato che gli standard relativi al trasporto dovrebbero essere aggiornati costantemente sulla base delle più recenti conoscenze scientifiche e dell’evoluzione delle migliori pratiche, anziché rimanere invariati nel tempo.
Cosa possiamo fare?
Per molte persone, la realtà del trasporto di animali vivi rimane lontana dagli occhi e, di conseguenza, anche dai pensieri. È uno degli aspetti della filiera alimentare più facili da ignorare, proprio perché sono davvero poche le persone che hanno occasione di vederlo con i propri occhi. Eppure, ogni nostra scelta di acquisto contribuisce a plasmare il sistema alimentare che sosteniamo ed è, in ultima analisi, la domanda dei consumatori a determinare quanti animali vengono caricati ogni anno su camion e navi.
Scegliere pasti a base vegetale è uno dei modi più diretti per ridurre la domanda che alimenta le industrie basate sul trasporto di animali su lunghe distanze. Ogni pasto vegano rappresenta una scelta di compassione e un passo verso un futuro in cui meno animali siano costretti a subire paura, sfinimento e sofferenze inutili. È una scelta semplice, che possiamo compiere ogni giorno, ma che, moltiplicata per milioni di pasti, può contribuire concretamente a ridurre il numero di animali costretti ad affrontare viaggi di questo tipo.
Comprendere ciò che gli animali vivono prima ancora di raggiungere un macello ci ricorda che il benessere animale non riguarda soltanto gli ultimi momenti della loro vita, ma ogni fase del processo, comprese quelle che rimangono in gran parte invisibili alle persone che, alla fine, ne beneficiano.
Abbracciando uno stile di vita vegano, possiamo contribuire a costruire un mondo in cui gli animali non siano più trattati come merci da trasportare, ma riconosciuti come esseri senzienti, meritevoli di rispetto e compassione.
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